Io griderò con la bocca chiusa
Io scriverò parole di fuoco
Io sputerò veleno di rabbia la notte
Lasciatemi però vivere e morire in democrazia
PLS
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Oggi a pagina 32 del Giornale di Sicilia c'è la risposta alla lettera che ho inviato al giornalista che ha scritto l'articolo sabato 17 maggio dal titolo "Sicilia e natura si vuole crescere?"Lo metterò presto in rete. E' incredibile come la cattiva informazione possa generare luoghi comuni e superficialità.
Leggi la risposta del giornalista Nino Sunseri
La mia contro risposta oggi è la poesia qui sotto dal titolo: ORA BASTA!

Le sorti della mia terra sono nelle mani di chi ha il potere, sappiamo che i poteri vengono da più parti. Mi auguro che un movimento culturale, non politico, un vero movimento di persone, possa uscire gli artigli e graffiare per difendere il territorio, in modo che, se i nostri governanti si alzano la mattina e decidono di mettere una statua in un determinato posto, si possano impedire bruttezze irreparabili. Bisognerebbe che questo movimento stia sempre a controllare tutto, come un supervisore dell’operato di una amministrazione. E’ faticoso; le persone che sono motivate, ad esempio a Trapani, che si espongono davvero senza paura e senza timore non sono tantissime... L’assenza assoluta di dialogo tra istituzioni e associazioni, tra governanti e comunità cittadina, hanno portato e portano la nostra città ad una virale apatia. Si soffre se si aprono davvero gli occhi fuori dal centro storico. O allora bisognerebbe proteggersi e non guardare più? Lasciar fare e continuare a stare zitti?
L’identità di una città è la sua carta vincente per il turismo, il commercio (sempre meno artigianale a Trapani), per l’immagine tutta di questa nostra Signora Trapani che la si vuole appassionata di vela quando invece è un’ artigiana del corallo.
PLS
Domenica e nuvole bianche
Dimentico chi ero
Vestita di elogi
A te Madonna mio Voto
E mia speme sbiadita di
Vita tradita
PLS
Possiamo immaginare?
Non accetto vendetta
Socchiudendo mie labbra
Ti ho visto, tu sai!
Tu rossa scarpetta di seta
Di Paul Valery
Nascosta sotto la poltrona
Tuo ventre in mutazione
Di sogni ingoiati e
Assurda parola smussata
Oh miei contemporanei!
Sbranate mia onirica sorte
D'urgenza io chiudo le porte
Non ora emozioni
Solo canzoni di bava e di suoni
PLS
Tristano e Isotta di Richard Wagner
Magnifica esecuzione del Liebestod diretta dal grande Arturo Toscanini
L'amore è come il cielo

Morto nell’uovo. E’ così che lo chiamavano. Phil navigava nella noia. La sua era attaccata alle scarpe. Appena si alzava anche le sue ciabatte sapevano di noia. Aveva noia ogni volta che entrava in ufficio e non voleva lavorare. Un giorno in un momento di spinta vitale, invitò Eva al teatro: la locandiera di Goldoni. Dopo tre o quattro battute si addormentò; la noia aveva cullato il suo sonno. Ogni due mesi partiva all’estero, Africa, Madagascar, Maldive, Turchia, Cina e Stati Uniti. Al ritorno da ogni viaggio raccontava quanto e come ci si annoiava nei diversi paesi che visitava. Un giorno le disse che mai aveva respirato un’aria così allegra come la volta in cui la vide mangiare il pesce. L’aveva comprato al mercato del centro. Phil osservava come con estrema discrezione lei sputava sul bordo del piatto le piccole spine invisibili. Ammirava lei che era così preoccupata a non farsi vedere. Al cinema, poco prima di cadere nel sonno profondo, le strinse la mano. Sognò di giocare a tennis con un tizio dal pizzetto e gli occhiali. Un uovo come pallina. Impossibile giocare.
PLS

Nuvole nere, offese dai raggi di sole, lasciano lacrime trasparenti che diventano sempre più fitte, alla fine il saggio vento e l’arcobaleno fan diventare il grande litigio sempre più lento. Paolo
Paolo ha 7 anni, è la sua poesia. E' bellissima! I bambini hanno un visione del mondo ricca di sensibilità e raffinatezza.
Grazie al suo papà di avermela inviata. Patrizia
Venerdì 7 marzo 2008
Lascio l’auto alla Marina, bellissimo lungomare di Trapani dove l’estate i veri trapanesi vanno con bevande e sedie sdraio sottobraccio a prendere aria salmastra. Oggi il vento soffia forte maestrale e la pioggia piange dal cielo. Percorro le stradine e cammino su travi di legno posate sul basolato in rifacimento. Via San Francesco. L’aria fredda ghiaccia il mio sguardo che si posa sulle pareti delle case che fanno da sfondo a qualche sacchetto sospeso della munnizza impiccata ad un gancio di ferro. Ore 19.00. Le note lontane di tromba stridente si fondono allo scandire dei miei passi bagnati. Mi avvicino alla Chiesa e alla banda, riconosco la melodia che da bambina amavo ascoltare nel venerdì, quello che viene una volta l’anno. Gradini di marmo gremiti di anime, li salgo. Sono in Chiesa. Riconosco qualcuno e scendo fin giù vicino all’altare. Libera una sedia di fronte al nobile volto della Madonna. Non ascolto mai davvero le parole che si dicono in Chiesa, non perché io non voglia, ma perché mi distraggo, penso ad altro. Il mio pensiero si muove come un cavallo rampante. Oggi no, ho deciso di ascoltare con il cuore le parole e il loro senso. E’ il giorno della scinnuta della processione dei Misteri di Trapani, è la scinnuta del mio mistere. E’ mio poiché appartiene al Popolo ed io sono individuo del Popolo, del Popolo Trapanese. Ascolto ad occhi chiusi per afferrare parole che sento molto profonde sul significato della verità. A pochi passi da me osservo il gruppo statuario “U signuri ca cruci n’coddu”. Mi incanto davanti agli argenti lustrati che brillano avvolti dalla luce che illumina la Chiesa. Siamo lì tutti noi, Popolo, noi tutti uguali, senza alcuna distinzione, ricchi e poveri, vincenti e perdenti, personalità ed incogniti. Noi trapanesi siamo lì, siamo tutti uguali ad assistere alla “scinnuta” rito risalente al 1600, del gruppo più simbolico per me. Osservo la croce argentea settecentesca, cerco la sigla che l’argentiere trapanese lasciò a noi posteri, ma non la trovo. La messa continua ed ammiro la croce. Per un attimo mi sembra che tutto si animi, così come con movimenti oscillatori, il gruppo si anima il Venerdì Santo, abilmente annacato dai portatori. Gesù, dallo sguardo addolorato, porta la pesante croce. Rifletto sulla simbologia di quello che vedo. Mi sento come Simone di Cirene, che è chiamato a portare la croce e come lui non la voglio portare ma sono costretta a portarla. E’ la croce della sofferenza che in modo diverso portiamo, ciascuno di noi. “Gesù offre la sua vita agli altri e porta la croce per noi tutti”. Mi vengono in mente queste parole che il parroco di quella chiesetta di campagna mi disse durante una lontana estate degli anni 70. Riapro le orecchie e ascolto le ultime parole che vengono fuori dall'altoparlante: “Trapani, città della gioia e della pace”... Ammiro la Veronica e la dolcezza della sua espressione. Fuori dalla Chiesa ritrovo le note che avevo abbandonato, la banda è allineata. Mi accosto ad un “Ape” colorata dai palloncini sospesi e da caccavette bombate e simenze salate. E’ questo per me l’aspetto più intenso, il sacro e il profano che si incontrano. Anche queste cose aiutano a rendere viva l’identità di una città. Il folklore, da folk: popolo e lore: sapere, è il sapere del Popolo. Perché il folklore è visto come negativo? Come un allontanamento dalla fede? Anzi! E’ un avvicinarsi alle radici, è una forma di fede per le tradizioni, per gli usi e i costumi di un Popolo. Le tradizioni legate ad una processione come quella del Venerdì Santo a Trapani, dovrebbero essere valorizzate, messe alla luce come diamanti di una stessa parure. Il Popolo Trapanese, nel suo mistero e nella sua verità, potrà quindi riconoscersi in un’ identità autentica, vicina all’essere umano.
PLS
Come la trasformazione di un volto, di un’espressione si evolve e si fonde nelle note di Bach e nei numerosi volti della storia del cinema. Si tratta, penso, di un solo volto, di una sola donna, universale ed unica. Grazie a Philip Scott Johnson.
PLS
Women in film di Philip Scott Johnson
Anima non è materia è essenza
Essenza di un mondo d' interni
Conscio ed inconscio
Io sono e non sono di bianco vestita
Nella mia vita
Vedere chi sono e chi sei
Foglia che si trasforma
Lascia lumaca la forma
Le senti di jazz le note mangiate e sparite?
PLS

Mollica nuda di pane, sei fiore d'albicocca
Nocciolo tu, hai tratti sofferti
Nella brezza notturna del mare
E nella gabbia d'aria salutare
PLS

La tua fronte è pista d'atterraggio delle mie aèree mani
I tuoi occhi sono porte aperte il martedì quando c'è scirocco
Il tuo naso è sporco di gelato al cioccolato
I tuoi denti sono pietruzze bianche e stanche
Le tue orecchie sono reni, bebé accovacciati, labirinti infiniti
Il tuo collo è petalo dimenticato nel vaso cinese
La tua schiena è tazzina di porcellana sul vassoio tenuto da me
I tuoi polsi sono sfere sonore, musica mai ascoltata, ti fermi un attimo?
Le tue mani sono ali che vibrano nel sonno del perduto ritorno
Le tue dita sono cerniere di rame
Il tuo petto è bambagia bianca
Il tuo cuore è orchestra finestra
I tuoi fianchi sono la mia bicicletta però io non ti seguo più
I tuoi polpacci sono gemelli vestiti a festa uguali l'un l'altro
Le tue caviglie sono conchiglie, la perla dov'è?
Le dita dei tuoi piedi sono ditali di ferro allineati nella cassettina giallina
PLS

Ondeggi corolla di petali rossi
E porti profumi di bianca rabbia
Ora tu fuggi nella mia sabbia
Ti vedo e ti aspetto nella tua gabbia
Svolazzi anima di rami argento
E mangi mie cozze di tradimento
PLS

Amore mio grande è uomo che avevo, è danza lontana, è mamma sparita. Amore mio grande è nuvola bianca, è musica, è notte, è anima sola. Amore mio grande è Cina lontana, è spazio di stelle, è albero solo. Amore mio grande è trippa bollita ma no cosa dico, è tonno pescato. Amore mio grande è ostrica e sesso sapore proibito, è panna racchiusa. Amore mio grande è ricotta di capra appena bollita sudata e salata. Amore mio grande è cassatella mia bella sapore di brodo bollito di oca. Amore mio grande è ramo di quercia, è champagne di notte, è vino di botte. Amore mio grande è Bach e Scarlatti, è musica sorda, è tamburo di gomma. Amore mio grande è cravatta e pizzetto, adesso l'ho detto. Amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande. Boom!
PLS
(La foto è stata gentilmente concessa da Massimo Porracchio)

Intrecci nascosti di potere occulto, sorrisi falsi ed impolverati. Felicità apparente e malinconia latente. Come può una società piccola come quella della mia città diventare pulita, limpida, candida ed autentica?
La cultura dovrebbe splendere come raggi di sole, un vero teatro dovrebbe essere desiderato come un tempio greco. Intrecci nascosti, uomini e donne bastonati dal loro stesso ego. Ecco quello che vedo. Falsità che come lama infuocata sventra ideali.
Scandali attappati con il coperchio dell’accettazione. Se si vuole cambiare la società, si deve guardare se stessi dentro le mura domestiche. Guardarsi negli occhi al mattino e andare al di là dello specchio, cosa c’è lì in fondo all'anima?
Voglio togliere tutta la munnizza del mondo e voglio cominciare da casa mia. Pulire pulire pulire pulire. Stricare le emozioni. E’ facile a dirlo, lo so. Ma il piccolo mondo trapanese sarebbe senz’altro migliore, se si facesse davvero così.
Non è una ricetta sicura, è una proposta.
Facciamo un gioco. La società , la città, il quartiere, la strada, il condominio, la casa, la persona.
Cominciamo dalla fine, oggi e subito.
PLS

Pastina di brodo vegetale
Quella dell'ospedale
Tristezza
Sonno abbandonato
Mai più ritrovato
Rabbia
Chiama il teatro
Non è il mio baratro
Gioia
Non c'è amore per me
Non l'ho visto cieca ahimé
Ansia
E' la vita che mi divora
Dove sei anima ora
Solitudine
Condivisione e passione
Cerco cerco cerco cerco
Eccitazione
Quercia e castagno
Ma quando mi porti con te?
Attesa
Monique dov'è?
Ma chi è
Identità
Mi sento un pesce
Non ho acqua
Malessere
Mia vita che mi pesa
Solo a volte ma oggi è tesa
Stanchezza
Danzo mattina e poi sera
Amicizia
Non dimentico te filo ardente
Nel silenzio mordente
Sospiro
Forza e debolezza stessa cosa
Mal di schiena ossa osa
Calore
Ti bacio
Ho finito
PLS

Penso e ripenso che sono e non sono. Che sono, dimmi che sono? Parole e pensiero? Io ho sempre pensato e poi lasciato su carta di riso ricordo oramai abbandonato. Penso e ripenso che sono, che sento? La notte oscilla quei sogni di culla. Mio filo, tuo filo, mistero che scende e trapana la mente. Cos'è che mi piace? Il filo di nebbia si insinua di notte. Il filo si spezza, il filo di pezza. La luce e la breccia si schiude e cancella magia e stupore, travaglio di foglio. Rifiuti di mondo, lasciati sull'onda, artista sprofonda, trasforma la rabbia, nascondi e insabbia paure diffuse in gabbia racchiuse. Mia mente affoga parole membrate. Ma tu dove sei? Svanito alle due in corna di bue.
PLS
Là in quelle stanze vuote si nasconde tutto questo
Spegni la luce
Sospesi nel volo eravamo e senza aria respiravamo