22 maggio 2008

Non posso


Io lotterò con un mazzo di fiori in mano
Io griderò con la bocca chiusa
Io scriverò parole di fuoco

Io sputerò veleno di rabbia la notte
Lasciatemi però vivere e morire in democrazia
PLS

21 maggio 2008

A pagina 32

Oggi a pagina 32 del Giornale di Sicilia c'è la risposta alla lettera che ho inviato al giornalista che ha scritto l'articolo sabato 17 maggio dal titolo "Sicilia e natura si vuole crescere?"Lo metterò presto in rete. E' incredibile come la cattiva informazione possa generare luoghi comuni e superficialità.

Leggi la mia lettera

Leggi la risposta del giornalista Nino Sunseri

La mia contro risposta oggi è la poesia qui sotto dal titolo: ORA BASTA!

Ora basta!


Su via, innalziamo statue d' oro e brillanti
Oh nostro imperatore di Brescia
Davanti a te noi tutti ci inchiniamo
Davanti a te
Che sei aria e luce
Speranza e felicità
Salute e tranquillità!
La munnizza se ne andrà?
Ma che! Niente si distrugge
Soltanto poi si fugge
Le scorie che faranno?
Su via, Maga Maghina
La tua bacchettina!
Bacchettali tutti!
Finti scienziati
Politici annebbiati
Munnizza noi abbiamo
E ce la mangiamo!
Cinque parole solo cinque parole
Ora spunta il sole!

Risparmio, Recupero, Riduzione, Riuso, Riciclo
PLS

18 maggio 2008

Una domenica alla "Quadreria del Lotto"


In mia città di vela spinta dal vento
si legge libro come Vangelo spento.
Come nel tempio

lumini accesi non sono scémpio.
Religiosa ed intensa lettura è “Follia”.
Trapani si muove oggi di onda balia.
E il Cavaliere della Repubblica?
A casa, certo, in scatola magica
che come
corazza di rossa pazzia
avvolge d'ombra sua sana follia.

PLS
Quadreria del Lotto a Trapani

15 maggio 2008

No polveri, no macerie



La mia città subisce una guerra silenziosa
ogni giorno.
No polveri, no macerie.
I morti sono quelli del cuore,
che vivono
guardando in silenzio
abbracciati a Spes, ultima Dea.

PLS

10 maggio 2008

C'era la guerra davvero...(grazie Giural per questo commovente video)

6 maggio 2008

Sul lungomare alle tre


Bordo di riva
Acqua di brodo blu
Rema a nord, città mia, rema
Guerra massacra e violenta tua spiaggia
Tepore di un giorno assolato spreme mia vita di oggi e di ieri
Molliche di sabbia sputata da vento scirocco
Muro di bunker
Sala danzante di ragni ubriachi in party la notte
Le tre sono le tre
127 verde
Lui, Vecchio appanzato
Lei, Madonna nera senza velo
Lunghe sue gambe soffocate
Fucsia suo pantalone
Tatuaggio e nuda nera sua pelle
E come tigre fiera sotto le stelle
PLS

2 maggio 2008

Artigiana del corallo


Le sorti della mia terra sono nelle mani di chi ha il potere, sappiamo che i poteri vengono da più parti. Mi auguro che un movimento culturale, non politico, un vero movimento di persone, possa uscire gli artigli e graffiare per difendere il territorio, in modo che, se i nostri governanti si alzano la mattina e decidono di mettere una statua in un determinato posto, si possano impedire bruttezze irreparabili. Bisognerebbe che questo movimento stia sempre a controllare tutto, come un supervisore dell’operato di una amministrazione. E’ faticoso; le persone che sono motivate, ad esempio a Trapani, che si espongono davvero senza paura e senza timore non sono tantissime... L’assenza assoluta di dialogo tra istituzioni e associazioni, tra governanti e comunità cittadina, hanno portato e portano la nostra città ad una virale apatia. Si soffre se si aprono davvero gli occhi fuori dal centro storico. O allora bisognerebbe proteggersi e non guardare più? Lasciar fare e continuare a stare zitti?
L’identità di una città è la sua carta vincente per il turismo, il commercio (sempre meno artigianale a Trapani), per l’immagine tutta di questa nostra Signora Trapani che la si vuole appassionata di vela quando invece è un’ artigiana del corallo.

PLS

15 aprile 2008

Il potere a Trapani

13 aprile 2008

La signora Trapani su You Tube...

12 aprile 2008

13 Aprile 2008

Domenica e nuvole bianche
Dimentico chi ero
Vestita di elogi
A te Madonna mio Voto
E mia speme sbiadita di
Vita tradita
PLS

9 aprile 2008

Al caffé letterario di Trapani

Photo Ryou Saeba

Via Eliodorio Lombardo, al settimo scalino. Il vento tramontana arriva dal mare e il sapore salmastro sputa mie labbra. Ora velata di attesa, occhi di biglie ridenti e di cielo sognato. Minuti d’ acqua impietosa come Tevere in inverno. Ultimo incontro. Cos’è lì dentro la tasca di destra? Petali di rosa rossa spellata durante la pausa. Note di jazz in corde di vuota chitarra, passito di vino appassito nel fondo svuotato di vetro bicchiere. Non ingiallita la lingua di alcool bruciato, ma arrossita di cuore rosso torturato. Scarpe di piedi stretti, spillo mio tacco, stringo le dita e spero. Respiro sprofonda nel fondo mio ventre di gomma. Arriva la notte di luna d’ovatta tradita. La schiena sudata di sbronza bagnata. Dov’è l’amore che amore non è? E la spina ferita? Sparita nel sonno del bianco ritorno.
PLS

Il caffé letterario di Trapani

8 aprile 2008

Un gioco

Possiamo immaginare?
Non accetto vendetta
Socchiudendo mie labbra
Ti ho visto, tu sai!
Tu rossa scarpetta di seta
Di Paul Valery
Nascosta sotto la poltrona
Tuo ventre in mutazione
Di sogni ingoiati e
Assurda parola smussata
Oh miei contemporanei!
Sbranate mia onirica sorte
D'urgenza io chiudo le porte
Non ora emozioni
Solo canzoni di bava e di suoni

PLS

22 marzo 2008

Tristano e Isotta di Richard Wagner
Magnifica esecuzione del Liebestod diretta dal grande Arturo Toscanini

12 marzo 2008

L'amore è come il cielo

non si può afferrare
non si può raggiungere
non si può toccare
è in alto
ed è impossibile sfiorarlo
PLS

Movie/part two


Morto nell’uovo. E’ così che lo chiamavano. Phil navigava nella noia. La sua era attaccata alle scarpe. Appena si alzava anche le sue ciabatte sapevano di noia. Aveva noia ogni volta che entrava in ufficio e non voleva lavorare. Un giorno in un momento di spinta vitale, invitò Eva al teatro: la locandiera di Goldoni. Dopo tre o quattro battute si addormentò; la noia aveva cullato il suo sonno. Ogni due mesi partiva all’estero, Africa, Madagascar, Maldive, Turchia, Cina e Stati Uniti. Al ritorno da ogni viaggio raccontava quanto e come ci si annoiava nei diversi paesi che visitava. Un giorno le disse che mai aveva respirato un’aria così allegra come la volta in cui la vide mangiare il pesce. L’aveva comprato al mercato del centro. Phil osservava come con estrema discrezione lei sputava sul bordo del piatto le piccole spine invisibili. Ammirava lei che era così preoccupata a non farsi vedere. Al cinema, poco prima di cadere nel sonno profondo, le strinse la mano. Sognò di giocare a tennis con un tizio dal pizzetto e gli occhiali. Un uovo come pallina. Impossibile giocare.

PLS

11 marzo 2008


Nuvole nere, offese dai raggi di sole, lasciano lacrime trasparenti che diventano sempre più fitte, alla fine il saggio vento e l’arcobaleno fan diventare il grande litigio sempre più lento. Paolo


Paolo ha 7 anni, è la sua poesia. E' bellissima! I bambini hanno un visione del mondo ricca di sensibilità e raffinatezza.
Grazie al suo papà di avermela inviata. Patrizia


8 marzo 2008

La "scinnuta" a Trapani


Venerdì 7 marzo 2008

Lascio l’auto alla Marina, bellissimo lungomare di Trapani dove l’estate i veri trapanesi vanno con bevande e sedie sdraio sottobraccio a prendere aria salmastra. Oggi il vento soffia forte maestrale e la pioggia piange dal cielo. Percorro le stradine e cammino su travi di legno posate sul basolato in rifacimento. Via San Francesco. L’aria fredda ghiaccia il mio sguardo che si posa sulle pareti delle case che fanno da sfondo a qualche sacchetto sospeso della munnizza impiccata ad un gancio di ferro. Ore 19.00. Le note lontane di tromba stridente si fondono allo scandire dei miei passi bagnati. Mi avvicino alla Chiesa e alla banda, riconosco la melodia che da bambina amavo ascoltare nel venerdì, quello che viene una volta l’anno. Gradini di marmo gremiti di anime, li salgo. Sono in Chiesa. Riconosco qualcuno e scendo fin giù vicino all’altare. Libera una sedia di fronte al nobile volto della Madonna. Non ascolto mai davvero le parole che si dicono in Chiesa, non perché io non voglia, ma perché mi distraggo, penso ad altro. Il mio pensiero si muove come un cavallo rampante. Oggi no, ho deciso di ascoltare con il cuore le parole e il loro senso. E’ il giorno della scinnuta della processione dei Misteri di Trapani, è la scinnuta del mio mistere. E’ mio poiché appartiene al Popolo ed io sono individuo del Popolo, del Popolo Trapanese. Ascolto ad occhi chiusi per afferrare parole che sento molto profonde sul significato della verità. A pochi passi da me osservo il gruppo statuario “U signuri ca cruci n’coddu”. Mi incanto davanti agli argenti lustrati che brillano avvolti dalla luce che illumina la Chiesa. Siamo lì tutti noi, Popolo, noi tutti uguali, senza alcuna distinzione, ricchi e poveri, vincenti e perdenti, personalità ed incogniti. Noi trapanesi siamo lì, siamo tutti uguali ad assistere alla “scinnuta” rito risalente al 1600, del gruppo più simbolico per me. Osservo la croce argentea settecentesca, cerco la sigla che l’argentiere trapanese lasciò a noi posteri, ma non la trovo. La messa continua ed ammiro la croce. Per un attimo mi sembra che tutto si animi, così come con movimenti oscillatori, il gruppo si anima il Venerdì Santo, abilmente annacato dai portatori. Gesù, dallo sguardo addolorato, porta la pesante croce. Rifletto sulla simbologia di quello che vedo. Mi sento come Simone di Cirene, che è chiamato a portare la croce e come lui non la voglio portare ma sono costretta a portarla. E’ la croce della sofferenza che in modo diverso portiamo, ciascuno di noi. “Gesù offre la sua vita agli altri e porta la croce per noi tutti”. Mi vengono in mente queste parole che il parroco di quella chiesetta di campagna mi disse durante una lontana estate degli anni 70. Riapro le orecchie e ascolto le ultime parole che vengono fuori dall'altoparlante: “Trapani, città della gioia e della pace”... Ammiro la Veronica e la dolcezza della sua espressione. Fuori dalla Chiesa ritrovo le note che avevo abbandonato, la banda è allineata. Mi accosto ad un “Ape” colorata dai palloncini sospesi e da caccavette bombate e simenze salate. E’ questo per me l’aspetto più intenso, il sacro e il profano che si incontrano. Anche queste cose aiutano a rendere viva l’identità di una città. Il folklore, da folk: popolo e lore: sapere, è il sapere del Popolo. Perché il folklore è visto come negativo? Come un allontanamento dalla fede? Anzi! E’ un avvicinarsi alle radici, è una forma di fede per le tradizioni, per gli usi e i costumi di un Popolo. Le tradizioni legate ad una processione come quella del Venerdì Santo a Trapani, dovrebbero essere valorizzate, messe alla luce come diamanti di una stessa parure. Il Popolo Trapanese, nel suo mistero e nella sua verità, potrà quindi riconoscersi in un’ identità autentica, vicina all’essere umano.

PLS

7 marzo 2008

Come la trasformazione di un volto, di un’espressione si evolve e si fonde nelle note di Bach e nei numerosi volti della storia del cinema. Si tratta, penso, di un solo volto, di una sola donna, universale ed unica. Grazie a Philip Scott Johnson.
PLS


Women in film di Philip Scott Johnson

Per tutte le donne in continuo cambiamento...
PLS

Women in art di Philip Scott Johnson

6 marzo 2008

Ma tu, a cu apparteni?


















Ovatta di nuvola bianca, la vedo sospesa nel vuoto. Colori dell’alba di rosa, d’arancio, di giallo, d’azzurro d’incanto. Il cielo ci svela misteri nascosti e anima pura di un mondo sognato. Sbrana la carne, divora le ossa, svuota budella di ventre affannato. Potere malato possiede ogni cosa. Contare e apparire, no "aneme e core". Ho visto di notte sorrisi furbastri e occhi di capra d’azzurro di mare. Ma dimmi, “Tu a cu appartieni?” Esser chi sei, non conta, non basta. Sei, perché sei figlio del cordaio, parli, perché tuo nonno conosceva il
venditore di uova. Esser chi sei non serve oramai. E’ bene sbafare, strafare e arricchirsi, potente tu sei e mastichi l’oro. Conosci la storia di imperi svaniti e sogni cuscini di sodaliti. Imperatore tu, da supermarket però e la reggia incantata la sogni di notte. Potere tua droga, tua macchina alla moda, tuo trench di marca, tuo slip tigrato. Chi sei? Ma dimmi chi sei? Che pensi la notte? Lo vedi chi siamo? Muoviamo le dita di mano tradita, solo per dare e mai domandare. Potere nascosto ci umilii noi tutti, serpente di abito nero, il giorno e la notte ci avvolgi nei flutti. Nomi, animali, città. Ricordi? Giocavi anche tu! Su via la “T”. Dai pensaci un po’…Nomi con la “T”, cose con la “T”, animali con la “T” e città con la “T”. Ma come non ricordi il nome della tua città? Dimenticato? Oublié? Torino non è! Potere poi annienta, non mangi, non dormi. Chi ha detto così, chi dice colà. Potere ti oscura. Noi luce speriamo. Ma sai che ti dico? Di niente sei fatto, tu mosca di sterco di vacca, tu iena di scatola nera divori la carne ora morta. Vai via!
Oggi e domani noi stiamo a guardare e a sperare. Sputiamo le ossa di agnello sacrificato e insanguinato.
PLS

5 marzo 2008

La signora Trapani










La mia città è molto particolare, è una signora distinta e nobile all'apparenza. A casa in certe stanze ha anche i topi e la spazzatura indistinta e mescolata ai gioielli preziosi di famiglia. Il suo salotto buono ha il pavimento lucido e vasi di fiori rosa, ma nelle antiche stanze ebraiche ha lavatrici arrugginite e un servizio di piatti di plastica sporchi di sugo tutti per terra. In bagno, laggiù sotto l’arco, i fiori crescono innaffiati di giallo. A volte coltiva sentimenti legati all'indifferenza, all'incredulità e alla superiorità. Questa signora in abito lungo è stanca, non ha fede e non ha speranza. La signora Trapani ha le mani sporche e unte e non ha ancora ben capito perché deve pensare alla sua “munnizza”, perché deve mettere la plastica separata dal vetro e dalla carta. Deve perdere tempo così con queste cose! La signora Trapani dice sempre, sbagliando: “Tanto poi mettono tutto insieme!” E poi queste campane per la differenziata sono così lontane dalla sua dimora. Ce le ha sotto casa ma lei, con i suoi occhialoni neri da diva di Hollywood, non li vede. La signora Trapani frequenta personaggi ambigui. Le capita a volte di avere atteggiamenti teocratici, densi come la nebbia. A volte le sembra di stringere l’aria o di acchiappare le mosche. La signora Trapani pecca, dopo si batte il petto e si colpevolizza; tanto poi sarà perdonata. La signora Trapani ama la vela, ma dove attraccano le barche non le interessa...i moli potrebbero anche non essere di puro cemento. La signora Trapani "accuppuna" le magagne dei quartieri bronx, come Villa Rosina e Fontanelle sud e preferisce chiudere gli occhi suoi azzurri come il suo mare. Soffia lo scirocco, porta sabbia desertica, carte lasciate e dimenticate. Tradisce i suoi figli che le manifestano amore incondizionato quando in "falare" sporco di salsa, come sangue versato, va a letto con uomini brutti e puzzolenti. Tanto un compte rendu lo avrà sempre un giorno. La signora Trapani ama le coccole e la sua dolcezza è ammirevole, ma sa anche sparare di notte al buio o uccidere in un pomeriggio un onesto lavoratore di 22 anni. La signora Trapani dice che la cultura da lei non c'è, da lei non c'è mai niente. Non c'è un teatro degno di questa parola, e anche quando accoglie spettacoli e concerti “chiddri veramente beddri”, si stupisce e dice: "Ma come mai questi artisti qui? Di Trapani?" La signora Trapani non s’ interessa ai suoi lavoratori che perdono l'impiego, predilige allattare cuccioli lontani. Lei i soldi ce li ha e non perde tempo con chi non ce li ha. Si imbarazza quando i suoi parenti di Torino le dicono: “Ma quanti sportelli bancari da te!”
Non ama sapere che i suoi studenti fanno i capricci nella sua dimora ma sa essere generosa e regalare la sua casa con profonda fede religiosa. Sta zitta, muta e medita. A casa sua non c’è criminalità organizzata, del resto si vive bene coltivando mentalità remote. La signora Trapani, l’acqua ce l’ha, ma a volte si lava un giorno si e due giorni no. “Accendi il motore!” Grida alla figlia. “ Mamma oggi era giornata d’acqua ma si è rotto il dissalatore!”
Non può bere però dal rubinetto e continua a pagare il suo prezioso bene senza parlare.
La signora Trapani guarda la televisione e si sdegna quando la sua nobile immagine viene intaccata da fatti raccontati. Ma come si permettono di sporcare tutti i figli suoi belli? Madame Trapani in trench bogartiano parte allora alla volta di Dublino. Ma quando arriva nella capitale invece di assistere ad un omaggio teatrale a Samuel Beckett, si delizia di shopping e mangia lo stufato irlandese. Il pesce suo buono, pescato di notte, è gioiello suo bello nel mare d’incanto. Pesce mai più allineato sulle vecchie “balate” di marmo dello storico mercato. Ma dove sono finite quelle “balate”? Che peccato! Nel salotto buono, no! Il pesce poi puzza e i figli monelli “abbanniano” a squarcia gola. No proprio no, che figura facciamo davanti il Re e la Regina, figli turisti tanto aspettati. Eppure a Venezia, il mercato poi chiude alle due. Smontata e ripulita nello splendore, la piazza poi canta il fascino della laguna. La signora Trapani non ama cantare, bisogna tacere e dimenticare. Madame Trapani è più bella però, pulita e lucidata. Il lifting funziona e le rughe nascoste non si vedono più. La signora Trapani a volte non ha identità, anche se la sua forma geologica sembra una falce. Non ha una vera piazza dove accogliere i suoi figli-bambini. Le sue vesti a volte griffate a volte modeste, si sporcano subito, ma tanto poi si lavano e le macchie non si vedono più. La signora Trapani accoglie i turisti, i figli degli altri, con amore. Non partorisce più figli suoi però, buoni o cattivi, puliti o sporchi, di destra o di sinistra, ricchi o poveri, bianchi o gialli, biondi o bruni, cattolici o protestanti, la signora Trapani non ha più figli. Non ha un ospedale nel suo comune nel quale partorire.
Eppure di figli ne ha partoriti! Belli ed intelligenti, ingegneri nucleari, scienziati famosi, menti illuminate, artisti musicisti, poeti e scrittori, politici illustri e lustrati, imprenditori onesti, magistrati, giudici ed avvocati, muratori, orefici ed artigiani, pescatori e fotografi. Molti dei figli della signora Trapani sono donne e uomini che combattono ogni giorno per la legalità, sono anche cittadini all’estero, che vengono a trovare la loro mamma solo per i bagni estivi. La signora Trapani ama tutti i suoi figli, famosi e non, criminali e onesti, analfabeti e laureati.
Sa fare le torte, che buone! Le divide però solo con i figli più furbi. E il couscous? Ma certo! Quello di pesce.
Oggi c’è il sole e il cielo splende d’azzurro, il mare si adagia come un velo di morbida seta.
Signora Trapani, regala l’amore tuo grande a noi figli tuoi.
PLS

Sicily
















Isola grande galleggia sull'acqua salmastra
storia racchiusa in terre barlumi d'agrumi.

Dorata la conca, la luce sua bianca innaffia la sponda.
PLS

(La foto è stata gentilmente concessa da Massimo Porracchio)

Porto di Trapani 9.02.08 ore 7:05

Chiarore di alba dipinta di strati di rosa e d'arancio e mare corolla del porto d'azzurro, d'argento, d'incanto. Novella mia stella illumina oggi e domani mia strada di nuvole e sassi. Su stringi nel bianco tepore mia speme di vita racchiusa in dita di mano tradita.
PLS

Salvati Trapani




Ora non c'è più, città mia, lo hanno eliminato ormai da tanti anni. Ricordi? C'era la guerra, 1943. Mi hanno raccontato di pietre e corpi feriti, di uomini e ricordi demoliti, di strade impolverate e insanguinate. Il Teatro Garibaldi maestoso ed elegante, desiderato e voluto dai tuoi figli, rimase quasi in piedi quella notte; solo la parte di fronte al mare del porto crollò. Le sue sei colonne a capitello ionico rimasero intatte come i gradini di marmo bianco e lustrato. Ricordi la sera dell'assoluta prima? Le note felpate della "Norma" di Bellini rimasero impresse nei ricordi. Il teatro non c'è più. Fu completamente eliminato. Basta, non pensiamoci più.
Era il 1971 l'allora Ministro dei Lavori Pubblici, voleva destinare le somme per il risarcimento dei danni bellici alla ricostruzione del tuo teatro. Ma te lo hanno mai ridato? No! E la Regione Sicilia aveva anche stanziato 250 milioni delle belle lire di allora. Dove sono finite tutte quelle monetine? In fondo al mare blu, ormai coperto, come fontana di Trevi, da tutti quei soldi svaniti di allora. E noi, città mia, stiamo a guardare. Tanto niente ci fa, se non c'è un vero teatro che apre le porte orgoglioso ad artista famoso. "Il teatro è la cosa più impossibile da salvare al mondo" scriveva Artaud. Il teatro deve innescare, secondo Artaud, una mobilitazione vitale, "in grado di rimettere organicamente in discussione l'uomo, le sue idee sulla realtà." Il vero teatro, quello dei testi, della lirica, della danza e della ricerca, quello del passato e quello dell'oggi, qui dov'è?
E' il 2008, ma come fai a sentirti viva, Trapani mia, senza un vero teatro? Senza una programmazione stimolante, diversa da operette sempre più vicine alla baronessa televisione? Ma come? Ma che diciamo! Il teatro c'è! E' bellissimo, con mille posti, con una porta d'accesso per le scenografie talmente piccola che va bene per le rappresentazioni dei Lillipuziani. E l'acustica? Come all'Opera Bastille! Ma che fai? Vai a teatro con la coperta di lana, lo scaldino di rame e la borsa di calda acqua? No! E' stato riparato il sistema di riscaldamento, dopo più di un anno! L'inverno faceva ghiaccio e l'estate faceva afa.
Io il 16 dicembre scorso ho rischiato di immobilizzare i miei piedi, che come ghiaccioli su quel palco si posavano. Che amarezza. Nessuno che parla. Ma no! Cosa dico? Mi hanno anche applaudito ed io che critico te, mia bella città. Ma chi sono i tuoi figli monelli? Perché quelle catene d'ingresso davanti al teatro? Si inciampa davvero! Perché è aperto un solo cancello d'accesso? Così tutto si intasa! No, lo spettacolo non mi è piaciuto. Ma tutti questi soldi chi te li ha dati? Perché li hai buttati così? Con tutti gli artisti capaci, di teatro rinomato, proprio loro non sono un tesoro! Un pò di buon senso anche se Parigi non sei e metrò qui non hai.
Sai le ho viste l'altra sera. All'uscita del brutto teatro dal tetto rosso e arrotondato, io le ho viste. Lì accanto al cimitero, vicino ai cassonetti di sacchetti lasciati e gettati. Pochi tessuti addosso, occhi illuminati da fari ingialliti, lunghe gambe scure, capelli ricci e paure. Io le ho viste le nigeriane, Trapani mia. Sono loro le attrici illuminate dalle auto degli spettatori del teatro. Che contrasto, che tristezza. In auto le trapanesi ingioiellate in pelliccia di visone e naftalina pungente e sul marciapiede le donne di tutti, le donne dei traffici illeciti. Donne spazzatura e donne gioiello, insieme. Salvati Trapani.
PLS

4 marzo 2008

A te..."Doll Face"

3 marzo 2008

Anima non è materia è essenza
Essenza di un mondo d' interni
Conscio ed inconscio

Io sono e non sono di bianco vestita

Nella mia vita

Vedere chi sono e chi sei

Foglia che si trasforma

Lascia lumaca la forma

Le senti di jazz le note mangiate e sparite?

PLS

Via Monte San Giuliano, 25


Mollica nuda di pane, sei fiore d'albicocca
Nocciolo tu, hai tratti sofferti

Nella brezza notturna del mare
E nella gabbia d'aria salutare

PLS


Bianco petalo
Sangue

Verde foglia
Orma
Occhi chiusi
Cielo

PLS

2 marzo 2008

Toi toi...


La tua fronte è pista d'atterraggio delle mie aèree mani
I tuoi occhi sono porte aperte il martedì quando c'è scirocco
Il tuo naso è sporco di gelato al cioccolato
I tuoi denti sono pietruzze bianche e stanche
Le tue orecchie sono reni, bebé accovacciati, labirinti infiniti
Il tuo collo è petalo dimenticato nel vaso cinese
La tua schiena è tazzina di porcellana sul vassoio tenuto da me
I tuoi polsi sono sfere sonore, musica mai ascoltata, ti fermi un attimo?
Le tue mani sono ali che vibrano nel sonno del perduto ritorno
Le tue dita sono cerniere di rame
Il tuo petto è bambagia bianca
Il tuo cuore è orchestra finestra
I tuoi fianchi sono la mia bicicletta però io non ti seguo più
I tuoi polpacci sono gemelli vestiti a festa uguali l'un l'altro
Le tue caviglie sono conchiglie, la perla dov'è?
Le dita dei tuoi piedi sono ditali di ferro allineati nella cassettina giallina

PLS


Ondeggi corolla di petali rossi
E porti profumi di bianca rabbia

Ora tu fuggi nella mia sabbia

Ti vedo e ti aspetto nella tua gabbia

Svolazzi anima di rami argento
E mangi mie cozze di tradimento

PLS


A toi Vincent, maintenait que tu es loin


Amore mio grande è uomo che avevo, è danza lontana, è mamma sparita. Amore mio grande è nuvola bianca, è musica, è notte, è anima sola. Amore mio grande è Cina lontana, è spazio di stelle, è albero solo. Amore mio grande è trippa bollita ma no cosa dico, è tonno pescato. Amore mio grande è ostrica e sesso sapore proibito, è panna racchiusa. Amore mio grande è ricotta di capra appena bollita sudata e salata. Amore mio grande è cassatella mia bella sapore di brodo bollito di oca. Amore mio grande è ramo di quercia, è champagne di notte, è vino di botte. Amore mio grande è Bach e Scarlatti, è musica sorda, è tamburo di gomma. Amore mio grande è cravatta e pizzetto, adesso l'ho detto. Amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande amore mio grande. Boom!
PLS

(La foto è stata gentilmente concessa da Massimo Porracchio)

A Max



Vento di anima barca

Mare di amico fratello

PLS

1 marzo 2008

Ho aperto gli occhi: pulisco gli occhiali. Voglio vederci meglio


Intrecci nascosti di potere occulto, sorrisi falsi ed impolverati. Felicità apparente e malinconia latente. Come può una società piccola come quella della mia città diventare pulita, limpida, candida ed autentica?

La cultura dovrebbe splendere come raggi di sole, un vero teatro dovrebbe essere desiderato come un tempio greco. Intrecci nascosti, uomini e donne bastonati dal loro stesso ego. Ecco quello che vedo. Falsità che come lama infuocata sventra ideali.

Scandali attappati con il coperchio dell’accettazione. Se si vuole cambiare la società, si deve guardare se stessi dentro le mura domestiche. Guardarsi negli occhi al mattino e andare al di là dello specchio, cosa c’è lì in fondo all'anima?

Voglio togliere tutta la munnizza del mondo e voglio cominciare da casa mia. Pulire pulire pulire pulire. Stricare le emozioni. E’ facile a dirlo, lo so. Ma il piccolo mondo trapanese sarebbe senz’altro migliore, se si facesse davvero così.
Non è una ricetta sicura, è una proposta.
Facciamo un gioco. La società , la città, il quartiere, la strada, il condominio, la casa, la persona.
Cominciamo dalla fine, oggi e subito.
PLS

25 ottobre 07 ore 0:39



Pastina di brodo vegetale

Quella dell'ospedale

Tristezza

Sonno abbandonato

Mai più ritrovato

Rabbia
Chiama il teatro

Non è il mio baratro

Gioia

Non c'è amore per me

Non l'ho visto cieca ahimé

Ansia

E' la vita che mi divora

Dove sei anima ora

Solitudine

Condivisione e passione
Cerco cerco cerco cerco

Eccitazione

Quercia e castagno

Ma quando mi porti con te?

Attesa

Monique dov'è?

Ma chi è

Identità

Mi sento un pesce

Non ho acqua

Malessere

Mia vita che mi pesa

Solo a volte ma oggi è tesa
Stanchezza

Danzo mattina e poi sera

Amicizia

Non dimentico te filo ardente

Nel silenzio mordente

Sospiro

Forza e debolezza stessa cosa

Mal di schiena ossa osa

Calore

Ti bacio

Ho finito

PLS

26 febbraio 2008

Scontro











Penso e ripenso che sono e non sono. Che sono, dimmi che sono? Parole e pensiero? Io ho sempre pensato e poi lasciato su carta di riso ricordo oramai abbandonato. Penso e ripenso che sono, che sento? La notte oscilla quei sogni di culla.
Mio filo, tuo filo, mistero che scende e trapana la mente. Cos'è che mi piace? Il filo di nebbia si insinua di notte. Il filo si spezza, il filo di pezza. La luce e la breccia si schiude e cancella magia e stupore, travaglio di foglio. Rifiuti di mondo, lasciati sull'onda, artista sprofonda, trasforma la rabbia, nascondi e insabbia paure diffuse in gabbia racchiuse. Mia mente affoga parole membrate. Ma tu dove sei? Svanito alle due in corna di bue.
PLS

22 febbraio 2008

Grazie mia libellula

Là in quelle stanze vuote si nasconde tutto questo
Spegni la luce 

ascolta le voci dal silenzio
E rincorri danzando le ombre del buio.
VERA D.

20 febbraio 2008

Mente di spada taglia il pensiero che come una foglia galleggia sul fiume sentiero

PLS

Sospesi nel volo eravamo e senza aria respiravamo

Il cuore scoppiava amore decantato
e come vino lo annusavamo

L'amore non è amore
è ingannevole trappola delle frottole

PLS

Banlieu di Parigi la vedo passare

non so dove vado
ho preso una treno a caso

PLS

18 febbraio 2008

Davanti al Tevere

Non ha visto chi eri davvero
il mio occhio saetta di un mondo che ora è sentiero
So che tutto è svanito
resta solo il vagito
di un amore tradito

PLS

16 febbraio 2008